Kind Of Suya – So What

28 Dicembre, Venerdì. Ore 22.30.

A Tortona, nel circolo Dazibao, in Corso Alessandria 141.

Mamasuya dal vivo, con lo spettacolo Kind Of Suya, una riproposizione integrale ed elettrica del capolavoro di Miles Davis:

  • So What
  • Blue in Green
  • Freddie the Freeloader
  • Flamenco Sketches
  • All Blues

Parlo, anzi scrivo, naturalmente, di Kind Of Blue, datato 1959.

L’album che continua ad aprire nuovi mondi anche dopo 60 anni, l’inesauribile fonte di ispirazione, l’incontro dei solisti più incredibili dell’epoca, veri e propri sciamani:

John Coltrane e Julian “Cannonball” Adderley ai sassofoni;

la sezione ritmica che ti ipnotizza, Paul Chambers e Jimmy Cobb (basso e batteria) che fanno fluire l’energia del ritmo come due esperti monaci tibetani;

e al pianoforte c’è Bill Evans, quello che ha studiato la musica europea più di tutti, che trasmette sensibilità impressionanti e impressioniste, e che conosce Debussy e Ravel, Satie e Chopin, Bach e Louis Armstrong.

Questa unione, concettuale, spirituale e musicale, è resa possibile dalla profondità della visione di Miles Davis, un profeta del Ventesimo Secolo che nel tempo libero sa anche incantare le folle con il suono della sua tromba.

Ho voglia di spendere qualche parola su quello che Kind Of Blue significa per me, sperando di trasmettervi un po’ del mio entusiasmo e cercando di non entrare in discorsi tecnici che peraltro non aiutano neanche i cosiddetti musicisti.

E allora oggi parliamo di So What!

Sarà stato il 2005 o il 2006, c’era una volta l’Italia campione del mondo di calcio, mi godevo i miei ultimi giorni da teen-ager…
Sostenevo orgogliosamente le improvvisazioni chitarristiche in aree blues-rock e le lunghe galoppate psichedeliche spadroneggiavano nel novero dei miei ascolti quando un bel giorno scoprii per “caso” una nuova (almeno per me!) scala musicale, che suonava fantasticamente sugli accordi minori e che risultava meno pesante e malinconica di quella che ero solito usare.

Questa scala aveva anche un bel nome, si chiamava dorica e io, come sapete, sono doriano.

(Ho imparato le diteggiature di questa scala dal booklet di un CD allegato ad una di quelle riviste di chitarre che papà portava a casa non so come, perché era roba americana, mi pare si trattasse di Guitar Techniques ed era difficile procurarsele ma forse facevano parte di spedizioni mai consegnate e per questo rimaste in deposito, o qualcosa del genere)

Ma, a parte questo, la scala dorica mi piaceva da impazzire. Era come una pentatonica ma con due note in più, che rendevano tutto magico, dilatato e, almeno per me, verde.

Scoprii quindi, grazie all’amico e compagno di studi Luca Milieri, un virtuoso di Torino innamorato di Yngwie Malmsteen, che esisteva un brano chiamato So What che utilizzava interamente la mia adorata scala!

E allora corro a comprare il CD che conteneva quella musica, perchè volevo imparare a fare cose nuove con quelle note.

Naturalmente il CD in questione era proprio Kind Of Blue, e So What il brano di apertura.

Meraviglioso all’ascolto, iniziai a imparare l’assolo della tromba. Le note erano quelle che mi aspettavo, ed erano combinate con maestria, ma non riuscivo a capire niente della struttura del pezzo. Si trattava in effetti di un solo accordo (Re minore settima) ripetuto per un lungo (e per me imprecisato) periodo, che poi modulava salendo di un semitono per poi tornare indietro, ma non coglievo mai il momento giusto. Forse sono persino arrivato a pensare che i ragazzi andassero un po’ a caso: del resto si sa che il jazz è improvvisazione (non ridete).

Per “caso” ancora, mi trovo a suonare ad una festa di compleanno (29 settembre 2007) e il pianista-cantante Marcus Simonini, conosciuto nei miei giorni nelle cover band mi domanda se per caso so suonare So What…

Gli rispondo che conosco il brano ma non la struttura e lui in poche parole me la spiega:

Ok, sono 16 battute in Re minore settima, poi 8 battute in Mi bemolle minore settima, e infine altre 8 in Re minore settima. Poi si ricomincia da capo per gli assoli.

Ecco perché non capivo! Le ultime otto erano uguali alle prime sedici e, ripetendo il ciclo, andavo in confusione e mi perdevo! Che pollo…

Il bello è che in quelle 32 battute ci puoi fare proprio tutto quello che vuoi. Quanta libertà, quanto spazio, quante sfumature… E via con torrenziali improvvisazioni, alla faccia della festeggiata, che voleva ascoltare una canzone di Lucio Battisti (indovinate quale, c’entra anche Silvio Berlusconi) e si è dovuta sorbire le mie esplorazioni

A questo punto voglio condividere con voi le note di questa scala. Anzi, sarebbe più corretto chiamarlo modo dorico, ma sempre di 7 note si tratta.

Spero che gli antichi Greci mi possano perdonare!

Per il primo accordo, Re minore settima, useremo queste sette note, che formano il modo dorico di Re:

  1. Re
  2. Mi
  3. Fa
  4. Sol
  5. La
  6. Si
  7. Do

Toh, che fortuna: sono tutti tasti bianchi del pianoforte!
Per il secondo accordo, Mi bemolle minore settima, le note saranno invece queste sette, cioè il modo dorico di Mi bemolle:

  1. Mi bemolle
  2. Fa
  3. Sol bemolle
  4. La bemolle
  5. Si bemolle
  6. Do
  7. Re bemolle

Toh, due note sono in comune fra le due scale! Vista la mia pigrizia, questa è una buona notizia. Fa e Do, due note amiche. Insieme fanno una quinta, come il blu e il giallo (secondo Newton).
Che insieme danno il verde.

Ora, una domanda rivolta ai musicisti: quanti accordi di 3 note riuscite a costruire usando le 7 note del modo dorico di Re?

E di 4 note?

Ci vediamo il 28 Dicembre al Dazibao di Tortona per discuterne ma, soprattutto, per stare un po’ insieme immersi nella musica. Per me sarà una serata importante perché non vivo più in Italia e vorrei rivedervi tutti, e suonare ancora per voi.

Nei prossimi giorni vi delizieró con altri aneddoti legati alle altre musiche di Kind Of Suya

Matteo

2 thoughts on “Kind Of Suya – So What

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