Kind Of Suya – Blue In Green

Ci avviciniamo al 28 Dicembre (clicca QUI se non sai di cosa si tratta), e oggi vorrei parlare di Blue In Green, il secondo brano tratto da Kind Of Blue.

Una musica meravigliosa, in grado di evocare immagini di grande forza.

Si, ma quali?

Ricordo che una volta un’amica (Serena) mi disse ascoltando il brano che le sembrava di vedere Parigi, di essere in uno di quei caffè fumosi di fine ‘800…

(Dialogo interno:

“Sarà stata per caso una manifestazione dell’influsso di Debussy sullo stile compositivo di Bill Evans?”

“Chi lo sa, ma poi che ti frega, goditi la musica. Cretino.)

Quello che in genere vedo io, tanto per cambiare, è spazio interstellare. Uno spazio che si muove a spirale, e che inverte periodicamente il senso di rotazione… Tutto molto in maniera molto lenta… Ed è viola.

Voglio ricordare che uno dei grandi poteri della musica è quello di creare storie evocando sensazioni e unendole ai tuoi ricordi personali.

Una vera e propria scienza, grazie alla quale ognuno può accedere, gratuitamente, ad infinite storie personalizzate!

(A tal proposito vi consiglio caldamente la visione di QUESTA puntata degli Young People’s Concerts di Leonard Bernstein).

Ma non voglio divagare, qui si parla di Blue In Green, un brano misterioso, con una struttura circolare, in movimento costante.

La prima volta che tentammo di suonarla (2007) eravamo troppo inesperti e adottammo un approccio a dir poco superficiale.

Non farò nomi. Era prima che nascessero i Mamasuya, e ci consideravamo dei giovani virtuosi.

Il bassista aveva imparato gli accordi dal Real Book (una raccolta di partiture dei più famosi brani della musica popolare americana), mentre per il batterista si trattava di una ballad e quindi aveva predisposto l’uso delle spazzole; io avevo imparato a memoria il tema (anche io leggendolo dal famigerato Real Book).

Credo che fossimo convinti che sarebbe stato sufficiente suonare le note giuste, con la durata giusta senza farci troppe domande e del resto eravamo segretamente anche un po’ convinti che Miles non fosse tutto ‘sto gran trombettista, facevamo i confronti (“…sì, ma Sandoval…”)… Che arroganza!

Un approccio che abbiamo abbandonato, forse proprio dopo quella serata. Non mi vergogno ad ammettere che fu un vero disastro e, per peggiorare ulteriormente il mio stato emotivo, il pubblico si mostrò entusiasta!

Non riuscimmo a cogliere nulla della meraviglia di quella musica, ma del resto sono convinto che l’importante sia stato rendersene conto immediatamente.

Scoprimmo successivamente che gli accordi del Real Book riflettevano molto approssimativamente il pensiero di Bill Evans (credo che l’armonia del brano sia da attribuire a lui), che utilizza in effetti dei policordi per la maggior parte (diciamo due accordi sovrapposti) a cui le sigle per jazzisti non rendono giustizia.

Trovai più soddisfazione analizzando l’armonia in profondità quando mi dedicai ad un arrangiamento vocale del brano in questione (che sarà registrato e pubblicato, per il momento non posso dire di più), utilizzando perciò un approccio più classico.

Non voglio però qui entrare in tecnicismi, e vi consiglio caldamente di ascoltare, oltre all’immortale versione presente in Kind Of Blue, anche la versione numero 2 presente sull’album solista di Bill Evans Portrait In Jazz, ed in particolar modo il finale di quell’esecuzione, in cui il pianoforte la fa da padrone creando una musica in grado di far percepire la presunta solitudine dello spazio interstellare.

Penso anche che conoscere un po’ della vita di questo strepitoso musicista possa aiutare ad apprezzare ancora di più la sua composizione.

E Miles?

Beh, lui ci ha messo la firma con il suono della sua tromba, e probabilmente con qualche altra intuizione, come il tempo che diventa sempre più stretto arrivando a metà struttura per poi dilatarsi fino alla fine, o forse no.
Non sapremo mai con certezza chi ha fatto cosa, e il mistero legato alla paternità del brano farà discutere ancora qualche generazione di musicisti e critici.

Le mie sono quindi speculazioni di bassa lega… Roba da critici musicali (per cui ignoratele).
Servano esse solo a testimoniare il mio entusiasmo per questa musica fantastica e per questi meravigliosi musicisti!!!

Quello che voglio dire è:

Ascoltate, ascoltate, ascoltate!

Possibilmente anche la versione che presenteremo con i Mamasuya il 28 Dicembre!

Alla prossima!

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