Kind Of Suya – Freddie The Freeloader

Eccoci alla terza puntata dedicata a Kind Of Blue, in preparazione della serata del 28 Dicembre in quel di Tortona (ormai lo sapete).
Oggi parliamo di Freddie The Freeloader, unico brano dell’album in cui Bill Evans è rimpiazzato da Wynton Kelly, un pianista più adatto per il brano, almeno secondo la visione di Miles Davis (ogni tanto me lo immagino mentre dice a Bill Evans qualcosa del tipo “scusa Bill, niente di personale, eh, ma per questo blues pensavo di chiamare Wynton, comunque ti vedo un po’ pallidino… “), che ci ricorda ancora una volta le sue immense doti di produttore.

(Miles Davis è quel tizio che ha licenziato l’intero quintetto di Kind Of Blue per prendere con sé fra gli altri un paio di ragazzini sconosciuti come Herbie Hancock e Tony Williams).

Ma sto divagando.

Fred Tolbert era un barista di Philadelphia, soprannominato the freeloader (“lo scroccone”) per via del suo approccio alternativo alla vita, ed era diventato amico di Miles Davis, che gli dedicò questa composizione.

Si tratta di un blues in Si bemolle con una piccola sorpresa…
Il giro termina infatti alternativamente in La bemolle e Si bemolle.
Si tratta in effetti di una variazione molto semplice, ma dal lato pratico fa sì che il giro si chiuda in 24 battute invece che in 12, creando un maggiore respiro; questo accade solo durante l’esposizione del tema. Durante le improvvisazioni si usa esclusivamente il primo finale (quello con il La bemolle settima a misura n.11)…

E bisogna ricordarselo perché la tentazione di  suonare il giro blues standard è sempre forte, e quell’accordo serve proprio a bastonare il tuo ego da consumato improvvisatore!

Qui di seguito una precisazione di natura psicologico-musicale:

Nel caso il Musicista Dimentico Ma Affezionato (MDMA) volasse (termine tecnico) questo accordo, si troverà comunque con il culo parato perché tutti sanno che suonare le note di Si bemolle su La bemolle produce estensioni piacevolissime come la sesta, la nona e -soprattutto- la quarta aumentata, per cui il risultato finale potrà essere gradevole, specie se corredato da un’espressione adeguata.

Il punto è che puoi anche fregare un pubblico competente (io ne ho fatto un lavoro a tempo pieno), ma non te stesso. (Vedi a questo proposito il precedente articolo su Blue In Green).
Personalmente mi volo l’accordo più o meno frequentemente, dipende dal mio stato d’animo.

E poi non ci dormo la notte (a volte).

Mi piace suonare la musica di Kind Of Blue perché è piena di questi piccoli dettagli, che hanno migliorato il mio modo di pensare e il mio senso (carente) della disciplina.
Mi piace l’idea di prendere una forma semplice come il blues e aggiungervi un piccolo cambiamento.
Mi piace pensare che non esistano errori, ma solo note bizzarre, buffe o dettate dall’ego.
Mi piace avere la libertà di suonare note fuori tempo, stonate e casuali per tutto il tempo che voglio.

Kind Of Blue ci insegna tutto questo, e là fuori è pieno di stronzi che hanno scambiato questo messaggio per una scusa per cui sarebbe ok non imparare l’armonia e comunque sentirsi grandi artisti.

Per voi, maledetti cani, è oggi tempo di sbeffeggiare i grandi musicisti del passato con la vostre puerili cazzate che solo lo sforzo di gente come Miles Davis, Erik Satie John Cage hanno reso possibili, e che io ringrazio, perché la musica è di tutti, anche degli stronzi (di cui ancora non ho capito se faccio parte o no).

Questo ed altro il 28 Dicembre al Dazibao di Tortona, in Corso Alessandria 141!

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