Benvenuti nel futuro!

La società per come la conoscevo è terminata.

Tutto sembra essere descrivibile attraverso algoritmi, anche il comportamento umano.

La comunicazione verbale risulta sempre meno legata al contenuto e sempre più dipendente dalle emozioni legate al tono, al volume e all’intensità delle voci.

Le parole sembrano insufficienti.

La memoria si sta dissolvendo, e com’è ovvio che sia non ce ne possiamo rendere conto più di tanto.

Ora che le informazioni viaggiano in tempo reale sono arrivato a dubitare della realtà, della mia stessa esistenza.

È una sensazione pacifica. Non provo sofferenza ma sento che qualcosa si sta modificando nel modo di percepire la realtà.

Inizialmente ho avuto paura. Poi sono entrato in una fase di confusione, ora inizio ad accettarlo.

Forse è questa la rivoluzione umana di cui parla il Buddhismo?
Forse per vivere nel momento presente la memoria deve essere soppressa, così come ogni aspettativa?
Sono circondato da persone che alterano il proprio stato psicofisico utilizzando sostanze chimiche.
Me compreso, naturalmente.

Questo richiede grande fiducia.
Che sia questa la chiave per la felicità?
Del resto la felicità è il Sacro Graal degli ultimi 50 anni, non si parla d’altro.

La gente pensa che se non è felice deve avere per forza qualcosa che non va.

Ho lavorato molto negli ultimi anni per sbarazzarmi del mio ego, dei miei gusti, delle mie opinioni, forse anche della mia personalità. Ho messo in dubbio persino il fatto che ogni essere umano debba portare con sè un nome che lo identifichi. Se vogliamo davvero essere uniti non dovremmo avere differenze, e allora via i nomi, le unicità che hanno da sempre distinto i singoli esseri umani, generando arte grandiosa e conflitti feroci.
Non c’è arte senza conflitto.

Ma cos’è l’arte? Musica e arti figurative sono descrivibili da algoritmi.

Vuol dire che tutto è già potenzialmente presente in natura.

La scultura é già nel blocco di marmo, la musica già nell’aria.

Serve solo un potente algoritmo in grado di trovarla, e credo che ci siamo arrivati. Non so precisamente dire quando, ma il futuro sembra essere un processo inarrestabile.

Per cui

Benvenuti nel futuro, in cui ogni canzone, dipinto, fotografia, scultura o partita di scacchi può essere realizzata da un algoritmo.

Benvenuti nel futuro, in cui gli umani imparano algoritmi attraverso algoritmi.

Benvenuti nel futuro, in cui tutti hanno imparato tutto perché lo hanno appreso attraverso la condivsione in rete.

Benvenuti nel futuro, in cui non si capisce mai quale sia il livello di ragionamento su cui si sta discutendo.

Benvenuti nel futuro, in cui le differenze sono sempre minori, la logica sempre più inoppugnabile e il sistema è in grado di prevedere ogni errore che porti a conseguenze distruttive.
Benvenuti nel futuro, in cui possiamo regolare il nostro stato d’animo utilizzando agenti esterni, partendo dal presupposto che quelli che noi chiamiamo “sentimenti” o “emozioni” sono solamente reazioni chimiche di difficile decifrazione.
Benvenuti nel futuro, in cui gli algoritmi sono in grado di decifrare le reazioni chimiche del nostro cervello in modo molto più accurato di quanto possiamo fare noi stessi.
Benvenuti nel futuro, in cui sono le macchine a sapere cosa è meglio per noi a livello di alimentazione, abitudini, acquisti, spostamenti e relazioni.
Benvenuti nel futuro, in cui la morte non fa più paura, ma è solo un problema da risolvere.

Benvenuti nel futuro, in cui l’uomo rischia di diventare inutile e di essere rimpiazzato.

Benvenuti nel futuro, in cui, dopo migliaia di anni di sforzi, abbiamo inventato Dio.

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