Amsterdam Sketches

Ebbene sì, ancora una volta l’Universo è riuscito a stupirmi.

Come molti colleghi, ero preoccupato per come la pandemia avrebbe inciso sulla nostra attività. Avevo difficoltà a vedere un futuro lavorativo e, con una bambina piccola, era facile che la preoccupazione si trasformasse in ansia.

Non avevo però fatto i conti con l’energia inarrestabile di Laurien Schreuder e il suo progetto musical-teatrale-avanguardistico, gli Snowapple.
Si tratta di un collettivo internazionale di musicisti e artisti, con base ad Amsterdam, che proprio in questo periodo sta producendo un film, per cui sono stato convocato per produrne la colonna sonora.

Così, con il mio compagno di mille avventure Nicola Bruno, il 3 Agosto siamo partiti da Genova per la capitale olandese, con i nostri strumenti e le valigie piene di ammennicoli elettronici. È stato un viaggio divertente e ricco di accadimenti sportivi (scrivetemi in privato per ulteriori informazioni).
Al nostro arrivo, il fido Kasper ci ha prelevati e portati all’hotel, che si trova a 200 metri dallo studio, su cui vorrei spendere due parole.

Si tratta dello Studio 150 Bethlehemkerk, nel cuore di Amsterdam Noord. Una chiesa monumentale interamente riconvertita a studio di registrazione, equipaggiato con apparecchiature al puro stato dell’arte (gli appassionati potranno visionarle in alcune delle fotografie allegate a questo articolo) e dotato di una sala di ripresa dal suono celestiale, abbastanza grande da accogliere un’orchestra, ma modulabile in ambienti più piccoli se necessario, attraverso il movimento di paratie meccanizzate.

Lì abbiamo ritrovato il produttore gentiluomo Zlaya Loud, con cui avevamo già lavorato l’anno scorso e che, onestamente, non vedevamo l’ora di incontrare di nuovo, e gli assistenti (termine riduttivo) di regia Joeri Saal e Tom Geenen, persone gentili, affidabili, disponibili e -soprattutto-estremamente competenti.
Le giornate in studio sono state lunghissime (9.30AM-02.00AM) e io e Nicola eravamo gli unici musicisti presenti durante tutte le sessioni.
Abbiamo avuto così la possibilità di suonare con tantissime persone, provenienti da tutto il mondo: cerco di citarli tutti:

Alan “Gunga” Purves: definire Gunga un percussionista sarebbe riduttivo: abbiamo a che fare con un inventore, che costruisce gran parte dei propri strumenti, che a volte sono difficili da descrivere: quelli che mi hanno maggiormente impressionato sono le Orecchie di Dio, ricavate dalle piastre risonanti di vecchi orologi a pendolo, il Brim-Brum, sorta di percussione costruita utilizzando elastici amplificati (!!!), ed infine una specie di metallofono costituito da rulli di carillon fissati ad una tavola di legno, che Gunga percuote con le dita (a volte protette da preservativi, se la session è particolarmente lunga). Raramente nella vita mi è capitato di incontrare una persona dal cuore più gentile. Uno scozzese generoso, al diavolo gli stereotipi.

Osito Moro Von Ropi: hermano, polistrumentista e principale arrangiatore nel gruppo Snowapple, Osito passa con disinvoltura dal sax baritono alle percussioni, ed è maestro di coro. La sua vitalità è contagiosa, il contributo musicale inestimabile. Mi ha iniziato al Norteño, alla Cumbia messicana e ad altri stili musicali del suo paese di origine, il Messico. Sempre disponibile ad aiutare, suonare, cantare e festeggiare, Osito è il compagno di palco che vorresti sempre avere al tuo fianco.

Omar Medina: chitarrista messicano e suonatore di jarana jarocha, non lo avevo ancora incontrato, mentre Nicola lo conosceva dai tempi di una precedente registrazione in suolo francese. Ci ha insegnato a suonare La Bamba alla maniera dei messicani, con due accordi invece di tre. Un musicista sopraffino, che trasuda passione e sabor latino da ogni poro. Che felicità suonare il classico messicano “Estrellita” di Manuel Maria Ponce con lui e Osito. Una poesia.

Mame N’Diack Thiam, Laye Serrere e Ibou Ndong: li metto insieme perché tutto è avvenuto in una sola giornata: questi tre angeli venuti dal Senegal ci hanno insegnato, con dolcezza e determinazione, i segreti del ritmo africano. Quando sono arrivati allo studio, erano quasi intimoriti. Ibou, che suona lo djambe, mi chiamava “maestro” e non si azzardava a dire nulla, poi quasi per caso ha illustrato un giro di basso a Nicola e da quel momento è diventato chiaro che avremmo dovuto lasciarli fare, che non avevamo più nessuna voce in capitolo. E che esperienza è stata. Ci siamo messi in cerchio, c’erano anche Osito e Gunga. A un certo punto Mame N’Diack (talking drum) ha iniziato a dirigere, effettuando movimenti impossibili con le sue lunghe braccia, mentre Laye creava atmosfere equatoriali attraverso la sua kora. Dopo un po’ di assestamento, all’interno del cerchio ha iniziato a svilupparsi calore. Non me lo dimenticherò mai.
Ne approfitto per sfatare un mito tutto occidentale sui musicisti africani che vengono purtroppo spesso dipinti come “tutto istinto e poca educazione”: la loro preparazione è meticolosa, precisa e gli incastri ritmici minuziosamente coordinati. Una formula scientifica per generare energia. Un’altra cosa che non dimenticherò è la faccia di Nicola mentre Mame N’Diack gli illustrava una folle scomposizione di un tempo in 7. La giornata con loro ci ha fatto ritrovare il nostro posto nel mondo.
W l’Africa.

Michael Moore (sax tenore e alto) e Felicity Provan (tromba e flicorno), più un suonatore di corno francese di cui ahimè non ricordo il nome: il loro livello musicale eccelso e lo humour molto americano di Michael mi hanno rimandato a personaggi del calibro di Tom Scott e Michael Brecker. Hanno registrato in un pomeriggio parti molto intricate, improvvisate e non, e un paio di arrangiamenti scritti e diretti da Nicola e Osito. Una gioia per le orecchie… e anche per me.

Dave Menkehorst: uno dei batteristi più creativi che abbia mai incontrato. Abbiamo suonato con lui l’unica vera session da power trio della settimana. Rapidissimo nel memorizzare la musica, fonte inesauribile di idee. Su un altro brano ha proposto di registrare al quadruplo della velocità per poi ridurre la frequenza di campionamento di 4 volte e ottenere così un suono enorme e sintetico. Un trucco che mi sono subito messo in saccoccia! Grazie Dave… fortissimo!!!

Una Bergin: membro di lungo corso del gruppo Snowapple, cantante provetta e versatile: ci conosciamo da un bel po’ ed è sempre un piacere averla intorno e sentirla cantare insieme a Laurien: si sente che sono affiatate e che hanno un background musicale molto affine.

Dovrebbe essere tutto: oltre a tutti questi meravigliosi musicisti ed esseri umani, vorrei ringraziare e salutare anche il resto della squadra, che si sta occupando della produzione del film: voglio citare in particolare Eva Schumacher e Nora Tinholt, e mandare un abbraccio virtuale a tutti gli altri.
Siamo davvero tanti, e sono molto felice di lavorare insieme.

Il 9 Agosto ho preso l’aereo da Amsterdam alla volta di Montecarlo, dove mi aspetta un’altra straordinaria avventura, di cui vi parlerò non appena si sarà conclusa.


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